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Recensioni di film e libri:


Qui di seguito, troverete gli ultimi film che ho visto (*):
 
  1. “Cold War” di Pavel Pawlokowsky 2018
  2. "Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer 
  3. "Vice, l'uomo nell'ombra" di Adam McKay
  4. "Quasi nemici - L'importante è avere ragione" di Yvan Attal
  5. "La ragazza dei tulipani" di Justin Chadwick 
  6. "Il ponte delle spie" di S. Spielberg




COLD WAR” DI PAVEL PAWLOKOWSKY 

Un film in bianco e nero ambientato in Polonia e a Parigi negli anni ’50. Racconta la tormentata storia d’amore tra due artisti – lui è un pianista super affascinante e lei una cantante molto sensuale – che si incontrano, si lasciano e si rincontrano; una serie di problemi sociali e psicologici ostacola la loro unione. Il finale è molto particolare. Coinvolgente.


BOHEMIAN RHAPSODY” DI BRYAN SINGER

Un film che definirei suggestivo per la musica meravigliosa che avvolge lo spettatore e il carisma di Freddy Mercury
, il grande solista del gruppo che lui stesso battezzerà come i Queen.
Il cantante è interpretato da un bravissimo Rami Malek dal fisico sottile come un giunco, scattante, versatile, quasi aereo nelle sue performance; sul palco corre, salta, balla, ammicca – semplicemente irresistibile. Ho visto in una trasmissione Freddy Mercury sul palco: l’attore si muove meglio secondo me. Se gli altri attori sono bravi, lui è semplicemente fantastico perché trasmette tutta la grande creatività del suo personaggio, la sua carica e la sua instabilità emotiva. La sua sensibilità musicale e la potenza della sua voce impreziosiscono le già elevatissime capacità del gruppo che lo accompagna e lo sostiene, tanto che lui stesso ne parla come della sua famiglia. 
Il film racconta la storia del gruppo musicale dagli inizi negli anni ’70 fino al grande concerto 
Live Aid dove trionfano una volta di più. Ha vinto il Golden Globe nel 2019 come miglior film drammatico e miglior attore in un film drammatico a Rami Malek.

 


VICE. L'UOMO NELL'OMBRA DI ADAM MCKAY 


Un film appassionante diretto con humour dal regista, con un cast eccezionale e ricco di colpi di scena roboanti e di battute sfolgoranti; già all’inizio lo spettatore mette a fuoco il tono della narrazione perché sullo schermo appare una frase che esprime la speranza del regista e del cast che il lavoro piaccia al grande pubblico perché loro ce l’hanno messa tutta, cazzo.
La voce narrante appartiene a un personaggio che sembra del tutto secondario ma che a metà film si rivelerà importantissimo nella vita del protagonista; è un giovane americano che partecipa a buona parte della pellicola.
La figura centrale è Dick Cheney, grande bevitore, che non riesce a tenersi un lavoro; ma si riscatta grazie alla moglie Lynne che gli dice che se non cambia, lo lascerà. A questo punto, non è ben chiaro come il giovane riesca ad approdare nelle alte sfere politiche americane; ma tant’è e ci resta pure. Anzi negli anni dal 2001 al 2009 sarà il vice presidente di Bush jr. (un bravissimo Sam Rockwell).
La coppia è magistralmente interpretata da Christian Bale (di cui ho sempre ammirato, oltre alla particolare bravura, anche la capacità camaleontica di assumere aspetti molto diversi e di ingrassare e dimagrire a seconda dei ruoli proposti) e di Amy Adams, attrice bella e talentuosa nata a Vicenza che ha interpretato con Bale anche
American Hustle - L'apparenza inganna (2013) dove lui era un impostore e lei la sua amante, super sexy e bellissima.
Qui sono irriconoscibili: lui appare come un uomo poderoso, dal fisico pesante e la faccia bonaria e sorridente da prete, lei una signora della borghesia americana, dal fisico morbido e rassicurante di madre di famiglia, con un viso tondo dai colori sfumati; si rivelano molto diversi da quello che sembrano: spietati, agguerriti, determinati. Cheney rovinerà l’economia togliendo ogni regola al mercato a favore dei colossi industriali che supportavano il potere; gestirà la politica con una spregiudicata disinvoltura che ricorda quella andreottiana;  lei lo appoggerà sempre e incondizionatamente.   
Le scene scorrono senza intoppi, spesso interrotte da flash roboanti che mostrano le conseguenze delle decisioni prese dal potere: bombardamenti assordanti, morti, feriti, un cuore palpitante e altro ancora.
Da vedere per capire la vera storia dell’economia negli anni del presidente Bush. E per rendersi conto di quanto siamo manipolati dai nostri governanti grazie ai media. 
Insomma: bello e appassionante. Premiatissimo.



QUASI NEMICI - L'IMPORTANTE E' AVERE RAGIONE. DI YVAN ATTAL (2018).

I francesi sono dei maestri delle commedie, lo ribadisco. Questa, davvero deliziosa, è una celebrazione della retorica, ovvero dell'arte di argomentare per convincere con elementi oggettivi e di persuadere facendo leva sulle emozioni.
Racconta l'amicizia maturata faticosamente tra un professore universitario polemico e razzista interpretato dal grande Daniel Auteil e una studentessa araba; dopo un primo incontro infelice, il preside richiama il professore e gli ordina di preparare la ragazza in questione per un concorso di retorica in cui uno studente deve sostenere una tesi e l'altro quella opposta. 
Auteil in particolare dice: non è importante la verità ma dimostrare di avere ragione.
Per sorridere e per riflettere.



LA RAGAZZA DEI TULIPANI DI JUSTIN CHADWICK (2018)

Il film è ambientato nell'Olanda del Seicento in cui l'economia è basata sul commercio di tulipani; ci sono diverse scene che mostrano le aste dei bulbi di questo bellissimo fiore, alcuni più prestigiosi di altri.
Anche nel convento si coltivano i tulipani oltre a dare alloggio alle ragazze orfane; la direttrice è Judi Dench che recita con la consueta signorilità i ruoli prestigiosi. Dirà frasi bellissime che dimostrano a mio avviso la fede del regista nella potenza del disegno divino; sarà lei a fare sposare una delle ragazze a un ricco mercante che altri non è che Cristopher Waltz, questa volta con un ruolo positivo (aveva interpretato il ruolo del nazista in "Bastardi senza gloria" di Tarantino). Infatti rifiuta di rispedire la giovane moglie da dove è venuta perchè non rimane incinta come gli consigliano i conoscenti; anzi, decide di farsi ritrarre con lei da un giovane artista. Questi s'innamora della ragazza, ricambiato; sullo sfondo, la domestica e il suo fidanzato pescivendolo. 
Dopo avventure rocambolesche, l'amore, la fede e il buon cuore trionferanno. 
Da vedere per la cura dell'ambientazione, dei particolari e della recitazione degli interpreti. 
  


"IL PONTE DELLE SPIE" DI S. SPIELBERG (2015)


Un bravissimo Tom Hanks interpreta un legale che viene scelto per la sua abilità di negoziatore per trattare uno scambio tra spie. Le parti in causa sono la Russia che vuole riavere il suo agente, un uomo anziano che ha sempre vissuto a New York lontano dalla famiglia, e l’America, che chiede la restituzione di un giovane aviatore colto a fotografare il territorio nemico; nel frattempo, la Germania, che sta costruendo il muro di Berlino, ha catturato uno studente americano accusandolo di spionaggio. Il film racconta l’arresto dell’agente sovietico, appassionato pittore, che accetta le sue vicissitudini con rassegnata tranquillità; tutte le volte che il legale gli chiede se ha paura o se non è d’accordo con le disposizioni che lo riguardano, risponde: “Servirebbe?” intanto, il pilota statunitense viene addestrato e munito di una pastiglia di cianuro da usare se venisse catturato. Assolutamente terribile la scena del suo aereo che precipita colpito dal nemico; riesce a salvarsi e, nonostante le ripetute torture, non rivela nulla. A un certo punto, il legale dirà che gli uomini più odiati d’America sono lui, che lo difende, e l’aviatore che non si è ucciso secondo gli accordi ed è sospettato di aver raccontato i segreti di Stato ai russi. Anche l’agente sovietico è nella stessa situazione, circondato da un muro di diffidenza e ostilità. Tom Hanks riesce, con una tenacia davvero ammirevole, a riportare in patria non solo l’aviatore, che è al centro delle trattative, ma anche lo studente che non interessa affatto alla CIA. Alla fine del film, i titoli di coda raccontano la vita delle due spie in patria; forse perché, se i rispettivi governi li avessero ammazzati come pareva ineluttabile, nessuno farebbe più l'agente segreto. Già la morte di Giulio Regeni è stata scoraggiante.

 
Qui di seguito, troverete alcuni dei libri che ho letto (*):

 

  1. "Il delitto di Agora. Una nuvola rossa" di A. Pennacchi
  2. La tentazione di essere felici” di L. Marone
  3. "La terza meta' del cuore" di E. Cislaghi
  4. "Lealtà" di Letizia Pezzali
  5. "Il giorno uno di noi due" di S. Rossotti 
  6. "1Q84" di Murakami
  7. "Il dott. Jeckill e Mr. Hide di Stevenson
  8. "La casa sull'estuario" di D. du Maurier**
  9. "Lettere" di Y. Netanyahu **

 

(*) dal mio libro "Libri e autori di oggi e di ieri".
 **) 
dal mio libro "Libri e autori di oggi e di ieri seconda parte".

"IL DELITTO DI AGORA. UNA NUVOLA ROSSA DI A. PENNACCHI.  


Sto leggendo Il delitto di Agora, un giallo bellissimo; non conoscevo l'autore che è molto abile nella difficile arte di raccontare fatti esterni al delitto - dalla storia di Agora e dei paesi vicini, frutto di una ricerca attenta mirata a spiegare il carattere dei personaggi che vi abitano. E veramente difficile distogliere l'attenzione di un lettore di gialli dai fatti strettamente connessi al delitto senza annoiarlo – io non ci sono mai riuscita. La voce narrante è l'autore stesso che nel testo è seguito da uno psicanalista con cui analizza le pulsioni umane. Molto bello anche il suo raccontare i fatti spiegando come il destino dell'uno sia condizionato dal passato degli altri.
Un giallo intenso che si compone come un puzzle raccontando separatamente i fatti per riunirli alla fine, evidenziando contraddizioni e false testimonianze, idee distorte, sentimenti, paure.
 È un flash sul modo di agire della polizia nel confrontarsi con i delitti; il finale smentisce la razionalità del testo. 

Ragazzi, Pennacchi è un genio. Pensare che ero dubbiosa quando l’ho comprato perché di solito il destino sta nel nome.
Dal testo:

Il pubblico ministero aveva sposato in pieno la tesi dei carabinieri. È un giudice giovane, d’assalto. Ha fatto la gavetta in Calabria contro la ‘ndrangheta. È uno di quei giovani pretori che c’erano andati volontari laggiù, quando tutti gli altri si mettevano in mutua e scappavano perché i picciotti calabresi – tra sequestri, racket delle estorsioni e narcotraffico – erano diventati padroni del territorio e avevano preso la deprecabile abitudine di far saltare in aria giudici e poliziotti. Il nostro c’era andato volontario, e dopo tre o quattro anni di quella trincea – in cui tutti sostengono che s’è comportato da eroe e che gli varrà come pedigree per una sicura e prorompente carriera – lo hanno rimandato qua. È gracile. Pare un niente. Ma lo regge la tigna: è peggio di un cisternese. Abita ancora alle case Gescal sulla via del Mare, a Latina, insieme alla madre che, da quando è cominciata questa storia sembra Alba Parietti. La televisione ha intervistato anche lei: “Ecco la madre del giudice antimafia che ha scovato il mostro”, ha detto Emilio Fede. E tutti la riveriscono al mercato, l’aspettano nell’androne, le chiedono pareri sul delitto”. (pagina 132).
“Un altro esempio: quei due – Tacito e Svetonio, non Beppe Grillo ed Emilio Fede – asseriscono che Nerone abbia fatto uccidere sua madre Agrippina, che era comunque una gran rompiballe. Ci aveva provato altre volte, dicono loro, finché fece preparare un battello che si sfasciasse a comando in modo da farla morire per il naufragio o la caduta del ponte.
E io, per ammazzare qualcuno, faccio affondare una nave intera, senza manco organizzare dei sicari che si accertino del buon esito ma, anzi, tutto l’equipaggio si dà da dare per salvarlo, quel tanghero? Ma nemmeno i nostri servizi segreti sarebbero capaci di tanto”. (pagina 55).  



"LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICI” DI L. MARONE

Se avete voglia di ridere e sorridere, questo libro fa per voi. Mi ricorda il film Qualcosa è cambiato perché il protagonista, nonché la voce narrante, da vecchio rude e bisbetico diventa buono e dolce come il miele. Padre di una figlia fedifraga e di un gay, nonno di Federico, ha un buon rapporto con due vicini datati come lui. Ha anche una storia d'amore con un'infermiera matura e disponibile con cui inizialmente faceva solo sesso. Divertenti i suoi litigi con gli estranei con cui finge di essere un'autorità in pensione per spaventarli (e ci riesce). C'è un tocco spiacevole: la violenza domestica che riguarda una nuova vicina che lui cerca di aiutare.
Dal testo:
"A un certo punto della vita si apre un mondo finora inaccessibile, un mondo magico popolato da gente gentile, premurosa e affabile. Eppure la cosa più preziosa che si conquista con l’età è il rispetto. L’integrità morale, la solidarietà, la cultura sono nulla di fronte alla pelle incartapecorita, le macchie sulla testa e le mani tremolanti. Il rispetto è un’arma che permette all’uomo di raggiungere una meta per molti inarrivabile, fare della propria vita ciò che si vuole. Mi chiamo Cesare Annunziata, ho settantasette anni e per settantadue anni e centoundici giorni, ho gettato nel cesso la mia vita. Poi ho capito che era giunto il momento di usare la considerazione guadagnata sul campo per iniziare a godermela sul serio”. Pag. 12.
Insomma, il libro I miei primi quarant’anni di Marina Ripa di Meana è superato: adesso si usano i settanta.
“In ogni caso, dicevo, sono poche le fissazioni da vecchio rimbambito che mi riempiono la giornata. C’è l’assoluta incapacità di accettare i nodi. Detta così sembra più folle di quanto, in realtà, non sia. La verità è che mi stanno antipatici, anzi odio doverli sciogliere. E non mi riferisco ai nodi della vita, parlo di cose più materiali. Il filo del telefono che si attorciglia fino a diventare una matassa, cosicché sollevare la cornetta diventa impossibile”. Pag. 74. Condivido: anch’io non sopporto il filo del telefono attorcigliato.
Ma non manca la perla di saggezza: “Il rimorso, cara Emma, è qui con me e mi sveglia ogni mattina. E sai cosa mi sussurra? T’incateni a qualcosa o qualcuno ogni volta che non scegli”. Pag. 245. Condivido.

 


"LA TERZA META’ DEL CUORE" DI EMANUELE CISLAGHI

In questo libro, Emanuele Cislaghi racconta l'incontro di due solitudini che si riconoscono e s'intersecano, dolorosamente e intensamente. Scritto in prima persona, il libro coinvolge il lettore che si sente fagocitato nel mondo del protagonista e non riesce a interrompere la lettura. Come sempre l’autore dimostra di avere una capacità di analisi superlativa condita dal suo consueto stile fluido, elegante, accurato. La struttura del romanzo si dipana senza sforzo, si ferma, guarda al passato, torna al presente, con un ritmo quassi musicale.
Trama:
Un uomo di quarant’anni, vedovo, tuttora innamorato della moglie tanto da ricorrere al sesso virtuale per ritrovare l’emozione di un rapporto con lei, decide di diventare donatore del midollo per fare qualcosa di buono, di utile. Nel frattempo, casualmente, incontra un’ex compagna di scuola, sola come lui e con un figlio. Scatta una simpatia che diventa presto legame; ognuno si rispecchia nelle paure, nelle emozioni e nell’instabilità dell’altro, teme di minacciare il fragile equilibrio raggiunto con frasi o azioni inopportune. La delicatezza di questo rapporto s’infrange però contro una realtà che riguarda entrambi e li lega e li allontana allo stesso tempo. Il finale è a sorpresa.

Dal testo:
"Ho riconosciuto l'insegna da lontano. "Cybersex". Non mi sarei mai aspettato di provare qualche senso di curiosità nei confronti di questo tipo di pratica pseudo sessuale. Già da un paio di anni la stavano pubblicizzando attraverso ogni canale di informazione, sembrava un vero servizio di utilità sociale fruibile da qualsiasi cittadino maggiorenne, ma ancora non riuscivo a credere che fosse una prestazione garantita dal Ministero della Salute ed erogata dal Servizio Sanitario Nazionale" (pagina 13). Anche istruttivo.


"LEALTA'" DI LETIZIA PEZZALI, EINAUDI (2018)


Sto leggendo Lealtà di Letizia Pezzali, un libro struggente, che parla della passione di una ragazza per un uomo più vecchio di lei con cui ha una relazione.
All'inizio non riuscivo a mettere a fuoco la protagonista; mi pareva asettica, quasi una spettatrice delle situazioni in cui è coinvolta.
Verso la metà, ho capito che il suo grande amore per quest'uomo ha assorbito tutte le sue energie e non ha lasciato spazio per nient’altro; mentre lui ha una vita famigliare soddisfacente, lei non riesce a vivere la sua e sviluppa una vera e propria ossessione nei suoi confronti.
Ma è ossessione o è amore? in un'epoca senza sentimenti come la nostra, i lettori del libro  parlano di ossessione, di fissazione; ma non sono certa che si tratti di questo. Perchè questa giovane donna non può essersi veramente innamorata del suo professore, superiore a lei per conoscenza ed età oltre ad essere bello e affascinante? 
Infine decide di non vederlo più, ma lui rimane un pensiero costante e il loro rapporto è come cristallizzato.

Mi ha colpito la dolorosa lucidità della protagonista. Un libro molto bello e molto forte.


"IL GIORNO UNO DI NOI DUE" DI STEFANIA ROSSOTTI, MONDADORI (2018).

Premetto che non amo le storie d’amore né i libri scritti da giornalisti: trovo le prime stucchevoli e i secondi più adatti a riportare fatti di cronaca che emozioni. Ho notato questo libro sugli scaffali della libreria perché mi piacciono gli scrittori italiani in generale e perché non conoscevo l’autrice; ma la sua professione e il sottotitolo mi hanno scoraggiato e quindi l’ho sfogliato velocemente e senza interesse. Mi ha subito colpito però il modo di scrivere in prima persona, molto coinvolgente.
L’ho comprato e l’ho letto in un paio d’ore; è un romanzo lucido, intenso e struggente che racconta un amore che va oltre il tempo, oltre la vita, e supera le emozioni solitamente connesse a un rapporto sentimentale - possessività e gelosia. Mi ha colpito il rapporto tra i due personaggi principali, due ragazzi cresciuti senza affetto, che si incontrano bambini e sono da subito uniti da un’attrazione particolare, fortissima; si rispecchiano l’uno nell’altro e si appartengono. Temendo di spezzare questo filo che li unisce, evitano di vivere insieme, in modo da rinnovare ad ogni incontro l’entusiasmo e la passione: “Soltanto tu hai capito che la mia fuga era un’umile promessa: vado e vedo se riesco ad amarti per l’eternità” (pag. 101). Così ognuno vive la sua vita, ha amori e affetti; ma ognuno c’è sempre per l’altro, ne sente il richiamo.
Dal testo: “Ancora oggi, se voglio, posso aprire la nostra porta, entrare in te. Mi stai aspettando. Hai le gambe lunghe e senza forma di quando eri alle medie. Hai la barba che ti arriva fin quasi sotto gli occhi, come a trent’anni. Hai gli occhiali da presbite e leggi il giornale. Fumi. Non fumi più. Non hai ancora imparato a fumare. Hai gli addominali tesi, mentre ti allunghi per cercare il libro di latino sulla libreria. Hai il torace attraversato dai segni del tuo primo infarto. Hai i capelli biondi, li hai bianchi. Sei vivo. Sei tu”. (pag. 29).



"1Q84" di HARUKI MURAKAMI, EINAUDI 2014 

Sto leggendo "1Q84" di Murakami. Ben scritto, fluido, ricco di riflessioni e di riferimenti alle teorie dei filosofi greci, ai romanzi storici giapponesi e al famoso "1984" di Orwell; viene il dubbio che l'autore voglia sfoggiare la sua cultura. Comunque, sviluppa felicemente due storie appassionanti che si alternano fino a intersecarsi. Il romanzo si basa sull'idea che i personaggi vivano in un mondo diverso da quello in cui hanno vissuto fino a un certo momento della loro vita e che si chiama appunto 1Q84; ma all'inizio del libro c'è una frase che dice che la realtà può essere una sola.
Troppo lungo.



"LO STRANO CASO DEL DOTT. JECKILL E MR. HYDE" DI STEVENSON, RIZZOLI 2002

Ho cominciato a leggere Il dott. Jeckill e Mr. Hyde (1886) di Stevenson; lo stile è antiquato ma fluido, i personaggi ben delineati, sullo sfondo c'è una società molto formale e piuttosto noiosa. L’autore sviluppa un vero giallo, dove non si riesce più a capire chi è la vittima e chi è il carnefice. Il tema riguarda due stadi della coscienza, uno positivo e l’altro negativo, soprannominati appunto dott. Jeckill e Mr. Hyde. L’uno si alterna all’altro, come avviene nella realtà: siamo buoni, bravi ed educati finché qualche variabile esterna non ci disturba; allora il Mr. Hide che abita dentro di noi fa capolino e pretende di eliminare chi ci dà fastidio e di dominare il mondo. Chi non ricorda nel film “Bianca” (1984) la trasformazione di Nanni Moretti da corteggiatore devoto a mostro orribile quando lei (Laura Morante) lo rifiuta? La trasformazione è un argomento già sviluppato da Kafka nella “Metamorfosi” in cui un uomo si sveglia trasformato in un orribile insetto; è così abominevole che gli stessi famigliari sono sollevati quando muore. Questa contraddizione insita in noi è qualcosa che rifiutiamo ma che ci attrae nello stesso tempo. Forse perché ci rendiamo conto che senza l’educazione che abbiamo ricevuto saremmo molto diversi da come siamo. In altre parole, i nostri istinti violenti e spietati sono domati da quell’insieme di regole che ci vengono impartite fin dall’infanzia. L’educazione è come un bel vestito che va indossato tutti i giorni, lavato, stirato, all’occorrenza rammendato, spazzolato e mai buttato o lasciato nell’armadio. È quello che ci permette di vivere serenamente e che ci fa rispettare la vita, il mondo e i suoi abitanti; che tiene sotto controllo Mr. Hyde e attivo il dott. Jeckill. 
Dal testo:
L’avvocato Utterson era un uomo dall’aspetto rude, non s’illuminava mai di un sorriso; freddo, misurato, imbarazzato nel parlare, riservato nell’esprimere i propri sentimenti; era un uomo magro, lungo, polveroso e triste, eppure in un certo senso amabile. Nelle riunioni di amici, quando il vino era di suo gusto, gli traspariva negli occhi qualcosa di veramente umano; qualcosa che non trovava mai modo di risultare nelle sue parole, e che si manifestava, oltre che in quella silenziosa espressione della faccia dopo una cena, più spesso ancora e più vivamente nelle azioni della sua vita” (pag. 23). Com’è possibile non provare simpatia per un uomo simile?
“Avevo da molto tempo preparato la mia miscela; comperai subito da un grossista di farmacia, una grande quantità di una polvere speciale, che sapevo per i miei esperimenti essere l’ultimo ingrediente richiesto; e in una notte maledetta, composi gli elementi, li guardai bollire e fumare mescolati nel bicchiere, e, appena l’ebollizione fu cessata, con un gran gesto di coraggio, mandai giù la pozione. Subito dopo, provai dolori laceranti: uno scricchiolio nelle ossa, una nausea mortale, e un orrore dello spirito che non può essere superato nell’attimo della nascita o della morte. Poi questa agonia cominciò a placarsi, e tornai in me come da una grave malattia. C’era qualcosa di strano nelle mie sensazioni, qualcosa di indescrivibilmente nuovo, e, appunto per la novità, incredibilmente dolce” . (pag.117).



"LA CASA SULL'ESTUARIO" DI DAPHNE DU MAURIER

D. D Maurier dimostra ancora una volta la sua abilità narrativa ne “La casa sull’estuario” in cui racconta l’esperienza di un uomo che, assumendo una pozione di droga studiata da un amico studioso, riesce a calarsi nel Trecento e a vivere da fantasma le dinamiche di allora. Ottima come sempre la capacità dell'autrice di ricostruire le ambientazioni in modo suggestivo e coinvolgente; il libro si trova alla biblioteca dell'Umanitaria.
 

"LETTERE" DI Y. NETANYAHU

Questo libro è una raccolta di lettere che il fratello maggiore dell'attuale ministro ha scritto a famigliari e a donne. Proprio come l'eroe definito da Omero, era bello, coraggioso, astuto (lo dimostrerà nelle operazioni militari che ha diretto) e dotato di una dialettica che accendeva l'entusiasmo dei commilitoni; l'obiettivo era la difesa di Israele. È stato un vero leader come dimostrano le testimonianze dei compagni d'arme che ne apprezzarono la disponibilità e la determinazione:
"Un soldato un tempo al suo comando ricorda il primo incontro con Yoni in quel periodo: 'Venne al nostro campo vestito molto informalmente. Non penso indossasse i suoi gradi da ufficiale. Si sedette su un tronco d'albero e iniziò a parlarci in modo molto colloquiale. Non ricordo esattamente che cosa disse, ma ne ricordo lo spirito "Facciamolo insieme e facciamolo al meglio che possiamo, perché deve essere fatto' Era uno spirito speciale, ho difficoltà perfino a esprimerlo, ma ancora lo sento. Non era semplicemente un comandante, ma un educatore, credo un grande educatore. Ci attaccammo molto a lui".
Leggendo le lettere, si ha l'impressione di assistere a un film; è incredibile pensare che ci sia gente che affronta certe operazioni, rischiando la vita e salvando quella di altri. Un passo impressionante è quello che racconta la vita militare, durissima. Da leggere perché è interessante e per riflettere sui valori (il patriottismo e l'amore per la famiglia
).

 
 
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