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Recensioni di film e libri:


Qui di seguito, troverete gli ultimi film che ho visto (*):
 
  1. "La ragazza nella nebbia" di D. Carrisi
  2. "Dove non ho mai abitato" di P. Franchi
  3. "Fortunata" di S. Castellitto
  4. "Tutto quello che vuoi" di F. Bruni
  5. "Neruda" di P. Larrain
  6. "Julieta" di P. Almodovar
  7. "La pazza gioia" di P. Virzì
  8. "Irrational man" di W. Allen
  9. "L'abbiamo fatta grossa" di C. Verdone
  10. "Perfetti sconosciuti" di P. Genovese
  11. "Il ponte delle spie" di S Spielberg
  12. "Tutto può accadere a Broadway" di P. Bogdanovich
  13. "Dheepan una nuova vita" di J. Audiard
  14. "Inside out" di P. Docter
  15. "Il racconto dei racconti" di Garrone


LA RAGAZZA NELLA NEBBIA DI DONATO CARRISI (2017)
 
Il film è tratto dal libro omonimo di Donato Carrisi ed è ambientato in un paese montano dal nome fiabesco di Avechot; qui vive una confraternita che si è isolata dal resto del mondo per vivere una dimensione religiosa ideale.
L’autore, che è anche il regista, mostra spesso durante il film il modello in gesso di questa località che dovrebbe essere nelle intenzioni, perfetta, come solo una posto irreale, finto, può essere.

In questo paradiso terrestre sparisce una ragazzina, Anna Lou, buona, brava e dai lunghi capelli rossi; viene sguinzagliato un agente interpretato da Toni Servillo, austero ed elegante, noto perché manovra la stampa che, intervistando testimoni e la gente che ruota intorno alla vittima e al colpevole, spesso scopre dettagli e indizi importanti.

Il mondo mediatico è rappresentato da una giornalista spregiudicata e intraprendente, affascinante quanto pericolosa, che duella con lui alla ricerca della verità senza esclusione di colpi.
Il sospettato è un professore di lettere arrivato da poco nella comunità, incastrato dalle fotografie scattate da un ragazzino ad Anna Lou, in cui appare spesso il suo fuoristrada bianco.
Durante le lezioni, parla dell’importanza del Male nello sviluppo di una trama; e sottolinea che il movente di un omicidio nel romanzo può essere sentimentale ma, nella realtà, è sempre il denaro. Lui ha grossi debiti e soprattutto non ha un alibi.
Ma nella valle, anni prima, un assassino ha ucciso sei ragazzine con i capelli rossi. È un delitto seriale? Ma in tal caso, il professore non può essere il colpevole perché all’epoca era un bambino.
Un secondo personaggio fa capolino e confonde lo spettatore; non partecipa attivamente al film, rimane (troppo) in disparte per suscitare emozioni.

Non è chiaro chi sia il colpevole dell’omicidio della ragazzina; il pubblico è uscito dal cinema pieno di dubbi e perplessità.
Il film è lungo e tortuoso, estenuante. Un vero regista ne avrebbe tratto un capolavoro; mi viene da dire che ogni ofelé g’ha il só mestè.



DOVE NON HO MAI ABITATO DI PAOLO FRANCHI (2017)
 
Un film in cui l’atmosfera preziosa di Torino si sposa con l’eleganza francese. Un film lento, in cui i protagonisti vivono in ambienti bellissimi e lussuosi una tormentata storia d’amore.

Per romantici ed esteti.



"FORTUNATA" DI SERGIO CASTELLITTO (2017)
 
Castellitto si conferma un bravo regista e sua moglie, Margareth Mazzantini, una brava scrittrice di sceneggiature. Il loro è l’unico film italiano in selezione ufficiale a Cannes dove la protagonista, Jasmine Trinca, è stata premiata come miglior attrice. La trama: Fortunata è una donna, giovane e attraente, che vive incalzata dalla fretta di guadagnare il più possibile perchè vuole aprire un negozio da parrucchiera; intanto lavora in nero a domicilio e passa le giornate a correre da una cliente all'altra. È separata e con una figlia a carico; l’ex marito è un poliziotto ignorante e prepotente che non accetta la separazione e la tormenta in tutti i modi. Edoardo Pesce interpreta magistralmente la parte e io avrei senz'altro premiato anche lui. In questo quadro, s'inserisce la figura di uno psicologo (Stefano Accorsi) che assiste la bambina e che diventerà il compagno di Fortunata. Sullo sfondo, un amico tossico e sua madre (Katia Ricciarelli), malata di Alzheimer, un altro dramma nel dramma.

 

"TUTTO QUELLO CHE VUOI" DI FRANCESCO BRUNI (2017) 

Un film con un intrinseco valore morale; per niente noioso, anzi ci si ritrova a sorridere e a ridere spesso e volentieri. Racconta la vita di un ragazzo romano spiantato che accetta dietro un compenso di accompagnare un signore anziano nelle sue passeggiate pomeridiane. Tra i due nasce un sano rapporto d’amicizia e d’affetto che cresce con il tempo. La personalità ricca di valori e di sentimenti dell’uomo influenza il suo giovane accompagnatore e i suoi amici che riusciranno a imbroccare finalmente la retta via.

Da vedere.


"NERUDA" DI PABLO LARRAIN (2016)

Il film racconta la
 fuga del poeta cileno perseguitato dalla polizia per le sue idee politiche. Il regista ci mostra un uomo dalla personalità forte, coraggioso, sensuale, pieno di umanità e di ideali; gli attori sono bravi, soprattutto Louis Gnecco che interpreta il poeta; molto intensa è la parte del suo antagonista, il poliziotto (Gael Garcia Bernard). Eppure, c'è una nota stonata che non sono riuscita a individuare; forse perchè sembra un musical, forse perchè vuole essere una poesia recitata da più voci, lunga e triste; forse perchè ha una leggerezza inaspettata in un film biografico che dovrebbe celebrare la figura di un artista così celebre e con una rilevanza politica. Sicuramente non è il solito film storico.



"JULIETA" DI PEDRO ALMODOVAR (2016)

Questo è un film corposo, drammatico, come tutti quelli del regista spagnolo. Racconta la vita di una giovane coppia che scorre serenamente finchè, dopo un violento litigio, l'uomo esce di casa e perde la vita in un incidente.   
La donna è segnata profondamente dalla morte del compagno e la figlia adolescente si prende cura di lei. Improvvisamente, però, scompare di sua volontà senza spiegazioni e la vita della madre diventa un inferno. Tutto si risolve a causa di un altro triste evento. E' un susseguirsi di causa-effetto che tiene lo spettatore in tensione. Almodovar riprende il tema del film "Gli abbracci spezzati": il dolore della perdita induce i protagonisti a stracciare le foto in cui erano con la persona scomparsa; quando cercano di rimettere insieme i pezzi delle immagini stracciate, significa che il percorso verso la guarigione è cominciato. 



"LA PAZZA GIOIA" DI PAOLO VIRZI' (2016)

Un film divertente che tratta un tema tutt'altro che leggero; è felicemente insaporito dalla splendida interpretazione delle interpreti principali, Valeria Bruni Tedeschi e Michela Ramazzotti, nei panni di due ospiti di un istituto terapeutico per donne che sono state oggetto di sentenza da parte di un tribunale. Tema centrale: l'amicizia che salverà entrambe dalla disperazione. 
Il film riceve il David come miglior film mentre Valeria Bruni Tedeschi lo riceve come migliore attrice 2017.
Assolutamente da vedere.


"IRRATIONAL MAN" DI WOODY ALLEN (2015)

Un professore di filosofia, che si chiama Abel come il famoso personaggio biblico ucciso dal fratello, arriva in un campus universitario dove tiene lezioni contestate per il loro pessimismo; è infatti ormai arrivato alla convinzione che i suoi libri, famosi e apprezzati nell’ambiente accademico, non possano in alcun modo cambiare il mondo; anzi, va oltre e definisce le teorie filosofiche “seghe mentali”. Questa frustrazione si traduce in una profonda crisi esistenziale che alimenta con whisky di malto e un isolamento crescente. È un personaggio dotato di un’interiorità ricca e comunque positiva perché è sempre alla ricerca del bene e rifiuta il nulla; ed è ricercato e corteggiato dalle donne che riescono a percepire la sua vibrante sensibilità. Finché un giorno sente per caso i discorsi di una madre disperata perché un giudice ha affidato i figli all’ex marito, di cui è amico. Subito decide di fare giustizia eliminando il tassello marcio per ripristinare l’equilibrio. Gli torna la voglia di vivere e la sua virilità si risveglia perché vede finalmente la possibilità di agire, di influire sul sistema. Il caso muove le pedine fino al finale inaspettato. Mi ricorda il libro “Morte di un uomo felice” di Fontana in cui il protagonista, che è un magistrato del settore antimafia, riflette sulle conseguenze disastrose della vendetta, auspicata dai parenti delle vittime di mafia; come convincerli che la violenza genera solo violenza? Invece Andreotti[1], diceva che a volte il male è necessario per ottenere il bene. Due teorie contrapposte e interessanti.


[1] Nel film “Il divo” commentato nel libro “Film e registi di oggi e di ieri”.


"L'ABBIAMO FATTA GROSSA" DI CARLO VERDONE (2016)

In questo film, Verdone interpreta un investigatore privato senza clienti che vive con la vecchia zia vedova. Un attore fallito, Albanese, lo contatta perché vuole sapere se la sua ex moglie ha una relazione con il legale che la segue nella causa di divorzio. Con un espediente, i due compari riescono a piazzare un registratore sotto il tavolo di un ristorante prenotato dalla coppia; ma questa chiede di cambiare posto a causa dell’aria condizionata troppo forte e così i due detective intercettano una conversazione che non avrebbero dovuto ascoltare. Molto divertente e con un finale a sorpresa.


"PERFETTI SCONOSCIUTI" DI PAOLO GENOVESE (2016)

Un cast d’eccezione per questo film di Genovese che ha vinto il Premio Donatello: Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Sonia Smutniak e Valerio Mastandrea. Particolarmente brillanti gli attori, più appannate le interpreti. Vi racconto la trama: quattro coppie si riuniscono per la cena e qualcuno propone di mettere sul tavolo i rispettivi cellulari; così tutti possono vedere i messaggi che arrivano o rispondere in viva voce a chiunque telefoni. L’obiettivo è dimostrare che nessuno di loro ha dei segreti. Naturalmente, viene fuori di tutto di più. Fa riflettere l’osservazione di uno dei commensali che dice che il cellulare è la nostra scatola nera. Per fortuna, il regista non ha voluto seguire la moda di trasformare il film in una piece teatrale; anche se si svolge in un  appartamento e sarebbe stato quindi possibile. Invece è svelto e dinamico, mai noioso. 


"IL PONTE DELLE SPIE" DI S. SPIELBERG (2015)

Un bravissimo Tom Hanks interpreta un legale che viene scelto per la sua abilità di negoziatore per trattare uno scambio tra spie. Le parti in causa sono la Russia che vuole riavere il suo agente, un uomo anziano che ha sempre vissuto a New York lontano dalla famiglia, e l’America, che chiede la restituzione di un giovane aviatore colto a fotografare il territorio nemico; nel frattempo, la Germania, che sta costruendo il muro di Berlino, ha catturato uno studente americano accusandolo di spionaggio. Il film racconta l’arresto dell’agente sovietico, appassionato pittore, che accetta le sue vicissitudini con rassegnata tranquillità; tutte le volte che il legale gli chiede se ha paura o se non è d’accordo con le disposizioni che lo riguardano, risponde: “Servirebbe?” intanto, il pilota statunitense viene addestrato e munito di una pastiglia di cianuro da usare se venisse catturato. Assolutamente terribile la scena del suo aereo che precipita colpito dal nemico; riesce a salvarsi e, nonostante le ripetute torture, non rivela nulla. A un certo punto, il legale dirà che gli uomini più odiati d’America sono lui, che lo difende, e l’aviatore che non si è ucciso secondo gli accordi ed è sospettato di aver raccontato i segreti di Stato ai russi. Anche l’agente sovietico è nella stessa situazione, circondato da un muro di diffidenza e ostilità. Tom Hanks riesce, con una tenacia davvero ammirevole, a riportare in patria non solo l’aviatore, che è al centro delle trattative, ma anche lo studente che non interessa affatto alla CIA. Alla fine del film, i titoli di coda raccontano la vita delle due spie in patria; forse perché, se i rispettivi governi li avessero ammazzati come pareva ineluttabile, nessuno farebbe più l'agente segreto. Già la morte di Giulio Regeni è stata scoraggiante.


"TUTTO PUO' ACCADERE A BROADWAY" DI P. BOGDANOVICH (2015)

Un film piacevole e divertente centrato sulla figura di una giovane squillo (Imogen Poots) che, grazie al suo lavoro, incontra un regista (Owen Wilson) molto generoso che la ricopre d'oro, gesto che ha fatto con altre donne con cui si è intrattenuto. Così riesce a coronare il sogno della sua vita di lasciare la professione e diventare attrice; naturalmente incontra nuovamente il suo benefattore sul set in compagnia della moglie con cui prova la parte di una squillo che si confessa con la sua migliore amica. Nel cast, una brillantissima J. Aniston e un bravo Rhys Ifans, attore gallese famoso per aver interpretato l'inquilino eccentrico di Hugh Grant in "Notting hill". Gran finale con l'apparizione di Tarantino.


"DHEEPAN UNA NUOVA VITA” DI J. AUDIARD (2015)

Un film molto attuale che vuole risvegliare la nostra coscienza e farci riflettere sulla condizione disperata dei fuggitivi dai Paesi in guerra. Racconta di tre persone - un uomo, una donna e una bambina - che fingono di essere una famiglia per emigrare e inserirsi in una nuova realtà; arrivano in Francia dove vengono assunti come portieri di un quartiere malfamato che metterà a dura prova la loro capacità di adattamento; dopo varie vicissitudini che consolidano il loro rapporto, cambiano Paese e riescono finalmente a vivere serenamente. 
Il film, diretto da Jacques Audiard, è parzialmente ispirato a "Lettere persiane" di Montesquieu e vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes 2015. 


"INSIDE OUT” DI P. DOCTER (2015)

Un delizioso film di animazione con la bellissima scenografia della Walt Disney in cui vengono umanizzate le emozioni: così Gioia è una figura piccola e guizzante con i capelli e gli occhi blu enormi, Tristezza è piccola, grassa e azzurra e viene trascinata da Gioia perchè troppo triste per muoversi; poi c'è Paura, un ometto tremante, Disgusto che è verde, Rabbia che è rossa. Sullo sfondo, ci sono diverse sfere trasparenti che racchiudono i ricordi; e proprio analizzandone uno, Gioia si rende conto di non poter esistere senza tristezza, un principio base della filosofia secondo il quale non esiste nulla senza il suo opposto: il bianco esiste perchè c'è il nero, la luce esiste perchè esiste il buio, la salute perchè c'è la malattia, e via dicendo. I valori sono a loro volta materializzati: c'è l'isola della famiglia, quella dell'amicizia, quella dello sport che rischiano di frantumarsi quando la protagonista ha una delusione in quel settore. Lo spettatore assiste alla dinamica di emozioni, ricordi, pensieri provocata dagli stimoli esterni nella protagonista e negli altri personaggi. Molto divertente. E' incomprensibile l'inizio che racconta la storia di un vulcano che erutta felicemente finchè viene sommerso dalla nascita di un altro; ma poi quello nuovo, che è femmina, si accorge della sua presenza e vivono felici uno accanto all'altra; questa scena è accompagnata da una canzoncina stucchevole.


"IL RACCONTO DEI RACCONTI” DI GARRONE (2015)

In concorso a Cannes insieme a "The youth" di Sorrentino e "Mia madre" di Moretti, è una fiaba horror che racconta tre storie contemporaneamente: quella della regina impersonata da Salma Hayek e del suo erede, figlio di un drago marino, profondamente legato al suo gemello; quella di due vecchie sorelle che vivono nascoste per celare agli occhi del mondo la loro bruttezza, e quella di una principessa che riesce a sfuggire a un triste destino. Draghi, streghe, fate e magie, questi gli ingredienti abilmente miscelati ma senza ottenere quell’impatto emotivo che mi sarei aspettata da una trama così articolata. Ammirevoli gli effetti speciali ma non è paragonabile a “Malefica” di Stromberg, film splendido e appassionante, forse anche grazie alla personalità grintosa di Angelina Jolie che interpretava la protagonista.


 
Qui di seguito, troverete alcuni dei libri che ho letto (*):
 
  1. "Ultimi quaranta secondi della storia del mondo" di S. Santarsiere
  2. "L'arminuta" di Donatella di Pietrantonio
  3. "1Q84" di Murakami
  4. "Il dott. Jeckill e Mr. Hide di Stevenson
  5. "La mentalità dell'alveare" di V. Latronico **
  6. "La casa sull'estuario" di D. du Maurier**
  7. "Lettere" di Y. Netanyahu **
  8. "Al lupo, al lupo" di K. Fossum
  9. "La prima moglie" di D. Du Maurier *
  10. "Stupore e tremori" di A. Nothomb *

Poesie:

  1. "Passerò per Piazza di Spagna" di C. Pavese
  2. Versi tratti da "Cento sonetti" di P. Neruda
  3. Versi tratti da "Vite pulviscolari" di M. Cucchi
  4. Versi tratti da "Il mercante di Venezia" di Shakespeare
  5. "Inedita storia" di F. Usellini
  6.  "Dal vivo. Meditazioni e versi sotto le sotto le stelle"

(*) dal mio libro "Libri e autori di oggi e di ieri".
 **) 
dal mio libro "Libri e autori di oggi e di ieri seconda parte".


"ULTIMI QUARANTA SECONDI DELLA STORIA DEL MONDO" DI S. SANTARSIERE, ABEL BOOKS (2011) FORMATO EPUB.


Un giallo appassionante, dalla trama articolata e con svolte inaspettate; la vittima, sorprendente come il resto del racconto, è un prete amato e benvoluto da tutti. I personaggi sono numerosi e ben caratterizzati, dal commissario scrupoloso, defenestrato dalle alte sfere e confinato in una realtà di provincia, alla sacerdotessa dalle fulve chiome. Mistero e magia si fondono felicemente in una dimensione umana e ricca di possibilità. Assolutamente da leggere.

Dal testo:

Bradalich ne fu turbato. Il suo sguardo cadde di nuovo sul libro la cui inclinazione tra le mani del visitatore lasciava finalmente intravvedere la copertina. Colse un’immagine a rilievo e all’istante qualcosa precipitò nel suo animo, come un frammento di un cornicione dopo una scossa di terremoto” pag. 194

“Fu di nuovo infastidita dal rumore. Andò alla finestra con l’intenzione di chiuderla, e lo sguardo le cadde sul bordo inferiore della tapparella. Un filo di luce penetrava tra l’ultimo listello e il marmo del davanzale. In quello spazio, inguantate di scuro, spuntavano delle dita che si agitavano come le zampe di una tarantola. Silvia saltò all’indietro con un grido. Vide le dita serrarsi sulla superficie della tapparella e spingerla violentemente verso l’alto” pag. 206

"Sorseggiò il rum, con la spiacevole sensazione di essersi perso qualcosa. Era talmente impegnato a lagnarsi della propria sorte, a coltivare tenacemente i suoi pregiudizi nei confronti dei paesi della Val d’Agri, da rendersi cieco davanti a quanto avveniva proprio sotto il suo naso. Nel risentimento di essere stato spedito tra le montagne della Lucania si era chiuso al dubbio, rifiutandosi di cogliere i segni che la sua sensibilità di sbirro avrebbe dovuto registrare. Per esempio le denunce del contadino di Sacrapietra”. Pag. 219

 
 
"L'ARMINUTA" DI DONATELLA DI PIETRANTONIO, EINAUDI 2017

Ho comprato il libro perché mi ha incuriosito il titolo e perché mi è stato consigliato da conoscenti che sono appassionati ma anche critici lettori.
E' una storia ambientata in una realtà di miseria dove i sentimenti sembrano scarsi come i soldi; la protagonista è una bambina che era stata adottata e che quando è adolescente, deve tornare nella famiglia d'origine. Qui ha molta difficoltà ad adeguarsi alla sua nuova vita, ma per fortuna riesce a stabilire un rapporto di complicità con due dei vari fratelli. Il libro mi ricorda "Il piatto dell'angelo" di Laura Pariani perché dipinge una realtà infelice con uno stile pulito e preciso.
Dal testo: "Solo a pochi passi l'ho vista e mi sono fermata di colpo. Occupava una sedia alta, dallo schienale rozzamente intagliato, come un rustico trono all'aperto. Era vestita di un grembiulone abbottonato sul davanti, del colore dell'ombra che la copriva. Sono rimasta lì a guardarla, incantata dalla sua fiabesca imponenza (a pag. 112).  



"1Q84" di HARUKI MURAKAMI, EINAUDI 2014 

Sto leggendo "1Q84" di Murakami. Ben scritto, fluido, ricco di riflessioni e di riferimenti alle teorie dei filosofi greci, ai romanzi storici giapponesi e al famoso "1984" di Orwell; viene il dubbio che l'autore voglia sfoggiare la sua cultura. Comunque, sviluppa felicemente due storie appassionanti che si alternano fino a intersecarsi. Il romanzo si basa sull'idea che i personaggi vivano in un mondo diverso da quello in cui hanno vissuto fino a un certo momento della loro vita e che si chiama appunto 1Q84; ma all'inizio del libro c'è una frase che dice che la realtà può essere una sola.
Troppo lungo.



"LO STRANO CASO DEL DOTT. JECKILL E MR. HYDE" DI STEVENSON, RIZZOLI 2002

Ho cominciato a leggere Il dott. Jeckill e Mr. Hyde (1886) di Stevenson; lo stile è antiquato ma fluido, i personaggi ben delineati, sullo sfondo c'è una società molto formale e piuttosto noiosa. L’autore sviluppa un vero giallo, dove non si riesce più a capire chi è la vittima e chi è il carnefice. Il tema riguarda due stadi della coscienza, uno positivo e l’altro negativo, soprannominati appunto dott. Jeckill e Mr. Hyde. L’uno si alterna all’altro, come avviene nella realtà: siamo buoni, bravi ed educati finché qualche variabile esterna non ci disturba; allora il Mr. Hide che abita dentro di noi fa capolino e pretende di eliminare chi ci dà fastidio e di dominare il mondo. Chi non ricorda nel film “Bianca” (1984) la trasformazione di Nanni Moretti da corteggiatore devoto a mostro orribile quando lei (Laura Morante) lo rifiuta? La trasformazione è un argomento già sviluppato da Kafka nella “Metamorfosi” in cui un uomo si sveglia trasformato in un orribile insetto; è così abominevole che gli stessi famigliari sono sollevati quando muore. Questa contraddizione insita in noi è qualcosa che rifiutiamo ma che ci attrae nello stesso tempo. Forse perché ci rendiamo conto che senza l’educazione che abbiamo ricevuto saremmo molto diversi da come siamo. In altre parole, i nostri istinti violenti e spietati sono domati da quell’insieme di regole che ci vengono impartite fin dall’infanzia. L’educazione è come un bel vestito che va indossato tutti i giorni, lavato, stirato, all’occorrenza rammendato, spazzolato e mai buttato o lasciato nell’armadio. È quello che ci permette di vivere serenamente e che ci fa rispettare la vita, il mondo e i suoi abitanti; che tiene sotto controllo Mr. Hyde e attivo il dott. Jeckill. 
Dal testo:
L’avvocato Utterson era un uomo dall’aspetto rude, non s’illuminava mai di un sorriso; freddo, misurato, imbarazzato nel parlare, riservato nell’esprimere i propri sentimenti; era un uomo magro, lungo, polveroso e triste, eppure in un certo senso amabile. Nelle riunioni di amici, quando il vino era di suo gusto, gli traspariva negli occhi qualcosa di veramente umano; qualcosa che non trovava mai modo di risultare nelle sue parole, e che si manifestava, oltre che in quella silenziosa espressione della faccia dopo una cena, più spesso ancora e più vivamente nelle azioni della sua vita” (pag. 23). Com’è possibile non provare simpatia per un uomo simile?

Avevo da molto tempo preparato la mia miscela; comperai subito da un grossista di farmacia, una grande quantità di una polvere speciale, che sapevo per i miei esperimenti essere l’ultimo ingrediente richiesto; e in una notte maledetta, composi gli elementi, li guardai bollire e fumare mescolati nel bicchiere, e, appena l’ebollizione fu cessata, con un gran gesto di coraggio, mandai giù la pozione. Subito dopo, provai dolori laceranti: uno scricchiolio nelle ossa, una nausea mortale, e un orrore dello spirito che non può essere superato nell’attimo della nascita o della morte. Poi questa agonia cominciò a placarsi, e tornai in me come da una grave malattia. C’era qualcosa di strano nelle mie sensazioni, qualcosa di indescrivibilmente nuovo, e, appunto per la novità, incredibilmente dolce” (pag.117)



"LA MENTALITA' DELL'ALVEARE" DI V. LATRONICO

Mi è piaciuto molto il romanzo La mentalità dell’alveare di Vincenzo Latronico, perché è moderno e scorrevole pur essendo ricco di molti spunti di riflessione a tutti i livelli – personale, politico e sociale.
Il libro racconta la storia di una giovane coppia che aderisce entusiasticamente a un movimento politico, nato su internet, con l’obiettivo di denunciare le nefandezze dei partiti dominanti. Il gruppo gradualmente si organizza e s’impone sulla scena nazionale raccogliendo il favore degli individui insoddisfatti dell’attuale governo che sono ormai la maggioranza. La ragazza partecipa attivamente dimostrando di avere la grinta e la capacità necessarie a rappresentare il partito mentre il marito milita in seconda linea. La vita politica e matrimoniale s’intersecano e si declinano in un mosaico in cui tutti i tasselli - sentimenti, obiettivi e battaglie personali e pubbliche - s’incastrano faticosamente.
L’autore dà la possibilità di vedere le cose dall’interno del partito, e non solo da spettatore e utente finale come siamo abituati; così cozziamo con tutte le difficoltà che accompagnano le iniziative, ci confrontiamo con le strategie dei militanti che devono prontamente dirottare gli attacchi verbali della stampa e talvolta degli stessi membri del gruppo e dirigerli nella direzione loro favorevole. Conosciamo le loro crisi e i dubbi, la tristezza della sconfitta e il trionfo della vittoria.

Riporto alcuni brani tratti dal testo; il primo è riguarda l'annoso problema dei privilegi dei politici:

“Oggi lo incontro in sala consiliare e mi fa: ‘Mica siamo tutti ragazzini come voi, Barbarelli. Io con quattromila euro una famiglia non la mantengo’. Boemo era un consigliere di un partitello di destra che non aveva mai appoggiato una mozione della rete. ‘Povero,’ disse Alice senza neanche alzare gli occhi dal libro. ‘Solo quattromila – per scaldarsi quest’inverno dovrà bruciare la sua collezione di pittura astratta’. Filippo riprese l’aneddoto. ‘Io gli ho dato una pacca sulla spalla. Quattromila? Gli ho detto. ? Fatti un giro sull’Alveare, collega. Noi consiglieri saremo a stento a due e cinque’. Dovevate vedere la sua faccia!” (pag. 90)

“Comunque,” riprese Leonardo, ’da un certo punto di vista lo capisco. Supponi che abbia fatto un mutuo. O che abbia chiesto un prestito, magari a cinque o dieci anni - contava sullo stipendio, no? E ora come fa?’ Camilla esplicitò l’irritazione che aveva cercato di trasmettere a gesti, e che non era stata colta.
‘Senti, Leo, ma ti pare che ti matti a difendere un fascistello solo per…’ ‘Solo per cosa?’ chiese lui voltandosi. Il suo bicchiere era vuoto.
‘Ma no,‘ s’intromise più cardinalizio Filippo, ancora sul divano. ‘E’ un’obiezione sensata. Ma vedila da un altro punto di vista, Leo’ e per la prima volta usò il suo diminutivo a voce alta. ‘Che cosa gli dava il diritto di contare su quello stipendio – alto, te lo posso assicurare: se io e Camilla non ce lo decurtassimo. Sarebbero più di ottomila al mese. Tu dici che ci contava – e ti sembra giusto? che contasse su sei volte quello che prende un insegnante di scuola?” (pag. 92)

“Dopo alcuni minuti di meditazione e tre lunghi risciacqui con l’acqua fredda, Camilla uscì dal bagno con tutta la flemma che quindici anni di militanza politica e di gestione delle emergenze le avevano insegnato. Si ricordò di quando, durante una manifestazione, era andata in bagno in un bar (dopo una lunga fila alla porta) e all’uscita aveva trovato tutti i suoi amici caricati su una camionetta della polizia, e una traccia di sangue sull’asfalto; presa dall’agitazione, aveva pensato di telefonare non a un avvocato o a un ospedale ma a suo papà. Poi, calmandosi, aveva affrontato la situazione”
(pag. 163).


 

"LA CASA SULL'ESTUARIO" DI DAPHNE DU MAURIER


D. D Maurier dimostra ancora una volta la sua abilità narrativa ne “La casa sull’estuario” in cui racconta l’esperienza di un uomo che, assumendo una pozione di droga studiata da un amico studioso, riesce a calarsi nel Trecento e a vivere da fantasma le dinamiche di allora. Ottima come sempre la capacità dell'autrice di ricostruire le ambientazioni in modo suggestivo e coinvolgente; il libro si trova alla biblioteca dell'Umanitaria.
 

"LETTERE" DI Y. NETANYAHU

Questo libro è una raccolta di lettere che il fratello maggiore dell'attuale ministro ha scritto a famigliari e a donne. Proprio come l'eroe definito da Omero, era bello, coraggioso, astuto (lo dimostrerà nelle operazioni militari che ha diretto) e dotato di una dialettica che accendeva l'entusiasmo dei commilitoni; l'obiettivo era la difesa di Israele. È stato un vero leader come dimostrano le testimonianze dei compagni d'arme che ne apprezzarono la disponibilità e la determinazione:
"Un soldato un tempo al suo comando ricorda il primo incontro con Yoni in quel periodo: 'Venne al nostro campo vestito molto informalmente. Non penso indossasse i suoi gradi da ufficiale. Si sedette su un tronco d'albero e iniziò a parlarci in modo molto colloquiale. Non ricordo esattamente che cosa disse, ma ne ricordo lo spirito "Facciamolo insieme e facciamolo al meglio che possiamo, perché deve essere fatto' Era uno spirito speciale, ho difficoltà perfino a esprimerlo, ma ancora lo sento. Non era semplicemente un comandante, ma un educatore, credo un grande educatore. Ci attaccammo molto a lui".
Leggendo le lettere, si ha l'impressione di assistere a un film; è incredibile pensare che ci sia gente che affronta certe operazioni, rischiando la vita e salvando quella di altri. Un passo impressionante è quello che racconta la vita militare, durissima. Da leggere perché è interessante e per riflettere sui valori (il patriottismo e l'amore per la famiglia).

 

"AL LUPO AL LUPO" DI K. FOSSUM.

Bello, ma molto triste. L'autrice descrive i personaggi con quella simpatia e quella indulgenza che ce li fa amare, a dispetto dei loro difetti e delle loro colpe. Come il protagonista, odiamo la madre alcolizzata, sciatta e spietata; come lui, amiamo il nonno e fuggiamo con la moto rossa verso la libertà. E fino in fondo, speriamo che si riscatti e viva felice e contento ...


"LA PRIMA MOGLIE" DI D. DU MAURIER

L’autrice narra la storia di una ragazza che lavora come dama di compagnia presso una ricca ed esuberante signora. Durante un soggiorno a Montecarlo, incontra un vedovo molto affascinante; lo sposa e va a vivere nella sua splendida tenuta in Inghilterra. Qui, però, tutto ricorda la moglie defunta, Rebecca, donna bellissima e raffinata, adorata da tutti per il suo carattere brioso: dai mobili che arredano le molteplici stanze della dimora, alla sua camera da letto dove gli armadi contengono ancora i suoi vestiti fino alle regole d gestione domestica da lei imposte che i domestici tuttora osservano. Raggruppando gli scarsi commenti che riesce a strappare alle persone che l'hanno conosciuta, la protagonista ricostruisce faticosamente la personalità di colei che l'ha preceduta. Ma poi si verifica un fatto che ribalta le sue convinzioni e la situazione in modo davvero inaspettato. L’autrice dipinge abilmente i personaggi e gli ambienti perché non si limita alla descrizione puramente fisica ma aggiunge una sottile analisi psicologica basata sull’osservazione dei dettagli.
Ecco degli esempi:

“Era una curiosa calligrafia, tutta di sghembo. Una piccola macchia di inchiostro sfregiava l’immacolata pagina opposta, quasi che la mano che scriveva avesse scosso impaziente la penna per far scorrere meglio l’inchiostro. Cosicché sgorgando dal pennino un po’ più denso, quel “Rebecca” risaltava nero e marcato e l’alta R obliqua rimpiccioliva le altre lettere.“

Questo era il salotto di una donna, leggiadro, fragile: la stanza di qualcuno che con amorosa cura aveva predisposto tutti i particolari, anche minimi, dell’arredo sicché ogni seggiola, ogni ninnolo, ogni vaso fosse in armonia con il resto e con la propria personalità … Strano, riflettei, che quell’ambiente tanto bello e ricco di colore avesse un che di professionale, di metodico … apersi un cassetto a caso; ed ecco di nuovo gli stessi caratteri su un quaderno di pelle il cui titolo “Ospiti a Manderley” segnalava, divisi per settimane, per mesi, gli ospiti che erano giunti e ripartiti, le camere che avevano occupato, le vivande che erano state loro servite.”

Certo ero io la prima a portare l’impermeabile … colei che l’aveva portato era alta e snella, aveva le spalle più larghe delle mie; per me, infatti, era troppo largo e lungo e le maniche mi ricadevano oltre i polsi. Mancava anche qualche bottone. Ella dunque non si era curata di farli riattaccare. Se lo era buttato sulle spalle come una cappa, oppure lo portava così, aperto, le mani in tasca.”

Leggendo, si sente il disagio della protagonista, il suo desiderio di compiacere il marito, di gestire i rapporti con la terribile governante che aveva adorato Rebecca. Da questo libro è stato tratto il film omonimo diretto da Hitchcock e recitato da Ingrid Bergman; D. Du Maurier ha scritto anche la trama de "Gli uccelli" diretto dal regista citato.


“STUPORE E TREMORI" DI AMELIE NOTHOMB.

Finalmente un libro sulla vita negli uffici! Riflettete, vi prego: avete mai letto romanzi che raccontano le esperienze lavorative delle persone? nessuno vuole leggere la difficoltà delle relazioni, le trappole tese per privilegiare alcuni rispetto ad altri, la diplomazia melensa che tutti devono usare con i superiori. L’argomento è noioso o  troppo sofferto, in ogni caso sgradito. Eppure, noi comuni mortali passiamo la maggior parte della nostra vita all’interno dei posti di lavoro dove ambizioni, speranze e disillusioni si scontrano, si frantumano, si riformano. Amelie Nothomb ci racconta con grande umorismo l’anno passato in una multinazionale giapponese. Qui le gerarchie sono rigide, la mentalità impostata su pochi essenziali paradigmi, i rapporti umani una lotta; frustrazione e umiliazione sono i sentimenti più sentiti e la protagonista, che è la voce narrante, è felice quando si sente dimenticata. Ogni suo tentativo di stabilire un contatto umano con la sua superiore fallisce miseramente, anzi peggiora la sua situazione.
Riporto alcuni brani:
Se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) è perché non si suicida … ciò che le si trasmette fin dalla più tenera età è che non bisogna sperare in niente di bello. ‘Non sperare di godere perché il piacere ti annienterà. Non sperare di innamorarti perché non vali abbastanza. Se ridi, non sei fine. Se il tuo viso esprime un sentimento, sei volgare. Hai fame? Mangia appena, perché devi restare magra, non per il piacere di vedere la gente girarsi per strada al tuo passaggio (non lo farà nessuno) ma perché è vergognoso avere qualche rotondità.”

“A dire la verità, si deve evitare la voluttà perché favorisce la traspirazione. Non c’è niente di più vergognoso del sudore. Tra il suicidio e la traspirazione non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto è immondo versare il proprio sudore.”

“Una delle meraviglie delle lingua giapponese è che si può creare nomi all’infinito. I genitori si concedono i lirismi più delicati quando si tratta di dare il nome a una figlia femmina. In compenso, quando si tratta di dare il nome a un maschio, le creazioni onomastiche sono spesso sordidamente esilaranti. Il signor Saito aveva chiamato il figlio “lavorare”. Immaginavo la madre che gli strillava: “Lavorare!Va a lavorare!” E se restava disoccupato?”

“Esaudite la mia ultima volontà: sia Fubuki (il capo diretto, ndr) a darmi la morte. Mi sviti il cranio come a un macinapepe. Il mio sangue sgorgherà e sarà pepe nero. Prendetene e mangiatene tutti, questo è il mio pepe versato per voi e per tutti, il pepe della nuova ed eterna alleanza. Starnutite in memoria di me.”



POESIE:


"PASSERO' PER PIAZZA DI SPAGNA" DI C. PAVESE.

Una poesia che mi piace molto è quella dedicata a Piazza di Spagna; il lettore “sente” il gorgoglio dell’acqua e percepisce l’allegro risvegliarsi della piazza sotto il sole. Il ritmo  rispecchia la vivacità del posto pieno di gente, fiori, voci e rumori:

Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu – ferma e chiara.


DA: CENTO SONETTI D'AMORE DI NERUDA: 
"NON T'AMO COME SE FOSSI ROSA DI SALE".

Questa è una poesia molto delicata:

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.


 
DA "VITE PULVISCOLARI" DI M. CUCCHI

Questo libro racchiude versi bellissimi in cui parole e senso armonizzano creando un tutto musicale e suggestivo; eccone uno:

Facciamo però in modo che tutto diventi
soffice, intimo, famigliare, affabile
anche nei gesti del crepacuore. 



Non può mancare una perla di saggezza del buon vecchio Shakespeare che ho letto ne "Il mercante di Venezia":

Il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro;
ma ruba di più a se stesso chi si perde in un inutile rimpianto.



INEDITA STORIA

Floranna Usellini è una bravissima poetessa che coniuga la musicalità dello stile con i contenuti; ecco una delle sue poesie:

 Inedita storia

Non è canzone
da affidare al vento
come fragranza
di zagara e mare
questa mia vita
dai toni svariati…
È strano racconto
intriso di lago
e rive fiorite,
di ombre cupe
e raggi lucenti:
crescendo d’emozioni
sulla trama sottile,
quasi un romanzo
creato dal tempo
che sfoglia i miei giorni.
È inedita storia
di teneri steli
tra rovi selvatici,
di aurore radiose
su tramonti di stelle:
una magica storia
per le sere d’inverno
-da narrare sottovoce-
gli occhi un po’ socchiusi –
alle fiamme del camino…



Aggiungo una frase tratta dal libro "Dal vivo" di Roberta de Monticelli che mi piace moltissimo:

"Di nuovo è stato giorno ed è di nuovo sera, e vorrei trovare parole di ringraziamento per questa miniatura di eternità che è ogni giornata d'estate".

Le lunghe e radiose giornate estive ispirano quella serenità definita da S. Agostino l'allegria della mente. In quei momenti, mi sento in pace con me stessa e con il mondo; speriamo che arrivino presto....
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